ETF e fondi comuni: quali sono le differenze?

By redazione Gimme5

Gli ETF e i fondi comuni d’investimento sono due strumenti attraverso i quali è possibile mettere in moto i propri risparmi, che hanno qualche caratteristica comune. Entrambi, infatti, sono accessibili anche ai piccoli risparmiatori, permettendo così di ridurre il rischio legato all’investimento attuando una diversificazione di portafoglio. Ma quali sono le peculiarità che li distinguono?

ETF e fondi comuni: due stili di gestione

ETF è un acronimo inglese che sta per Exchange Traded Funds e indica uno strumento di investimento collettivo (come un fondo) che offre un’esposizione diversificata a un particolare mercato di riferimento: investono in indici azionari, obbligazionari, materie prime, valute, opzioni o una combinazione di attività.

Si tratta di fondi a gestione passiva, ovvero, si limitano a replicare fedelmente l’indice di un mercato di riferimento che potrebbe essere l’andamento della Borsa di Milano, un insieme di indici azionari globali, o anche una serie di obbligazioni governative europee.

Questa dipendenza dell’ETF nei confronti di un indice di riferimento ha, però, alcune conseguenze. L’indice rappresenta infatti un insieme di titoli (azioni o obbligazioni) il cui peso varia a seconda della loro capitalizzazione. In questo modo, quando il prezzo dei titoli sale sopra la media degli altri titoli che compongono il mercato di riferimento, anche il peso di questi aumenta all’interno dell’indice, e conseguentemente dell’ETF che lo replica: ecco che l’ETF compra i titoli i cui prezzi sono saliti (più costosi) e vende quelli i cui prezzi sono scesi (più a buon mercato).

I fondi comuni di investimento che adottano una gestione attiva, non si limitano a replicare l’indice del mercato di riferimento, ma hanno l’obiettivo di batterlo. Ecco che entra in campo la figura del gestore, il quale applica un determinato metodo d’investimento allo scopo di creare valore per il cliente, individuando e selezionando all’interno del mercato quei titoli che ritiene abbiano valore ed evitando di correre dei rischi nel caso non ritenga vi siano valutazioni interessanti.

Va comunque precisato che decidendo di affidarsi ai fondi comuni è necessario assicurarsi che chi se ne occupa svolga davvero una gestione attiva e non si limiti a replicare tacitamente un determinato benchmark. Inoltre, l’obiettivo di battere l’indice non vuol dire che sia sempre raggiungibili in ogni momento.

Tuttavia, seguendo una gestione attiva, il gestore del fondo può sfruttare le fluttuazioni del mercato, per comprare a sconto quei titoli che hanno un ottimo valore intrinseco e che si aspetta generino un rendimento, senza vincolarsi alla loro capitalizzazione attuale (come fanno gli ETF): è come acquistare coi saldi il giubbotto di pelle che tanto si voleva, piuttosto che acquistarlo a prezzo pieno.

Autonomia di controllo

Investire in un portafoglio di ETF è una soluzione adatto per chi, consapevole delle dinamiche di mercato e interessato a seguirne le evoluzioni, vuole scegliere in autonomia quante azioni e obbligazioni detenere, di quali Paesi e con quali scadenze, per cogliere personalmente possibili opportunità che ritiene di aver individuato.

Decidendo di investire in un fondo comune, oppure, creando un proprio portafoglio composto, ad esempio, da un fondo azionario, uno bilanciato e uno obbligazionario, non si è chiamati a scegliere la provenienza dei titoli o la composizione del singolo fondo, in quanto si tratta di un compito che svolge il gestore. Si tratta quindi di una soluzione adatta anche a chi non è un esperto di finanza o, semplicemente, non vuole seguire costantemente le evoluzioni sui mercati.

Livello di indipendenza

Gli ETF sono strumenti negoziati e acquistati quotidianamente in Borsa, senza dipendere da una rete di distribuzione, come banche o promotori, ma che tuttavia richiedono una serie di costi di negoziazione o compravendita.

Fino a qualche hanno fa questa caratteristica distingueva gli ETF dai fondi comuni, i quali imponevano anche una serie di costi legati alla loro distribuzione e al servizio di consulenza svolto da professionisti. Ad oggi, però, dopo l’introduzione dei cosiddetti fondi execution-only (privi del servizio di consulenza) è possibile investire i propri risparmi attraverso fondi comuni senza dover sopportare questi costi aggiuntivi, in totale autonomia.

I costi a confronto

La gestione è una caratteristica fondamentale di uno strumento d’investimento, in quando va a riflettersi direttamente sull’esito dell’investimento.

Per quanto riguarda l’ETF, la replica passiva di un indice rende questo strumento relativamente facile da costruire e gestire. Questo consente di diminuire le commissioni di gestione (tipiche di qualsiasi fondo) e, quindi, il costo per l’investitore.

Al contrario, l’attività di ricerca, selezione e, in generale, gestione attiva di un fondo comune è un’attività che, avendo l’obiettivo di battere il mercato, va remunerata: ecco perché il costo del fondo tende a superare quello dell’ETF.

L’approccio alla sostenibilità

Come abbiamo anticipato, gli ETF si focalizzano su quei titoli che possiamo definire best in class, ovvero, quelli che registrano le performance migliori in un certo momento, scartando tutto il resto, indipendentemente dal fatto che vi sia del valore intrinseco o meno. Applicando questo approccio, per quanto riguarda la sostenibilità, si evince dunque che un ETF sceglierà di investire solamente su quelle aziende che già possiedono elevati rating ESG (Environment, Social, Governance).

Al contrario, la flessibilità offerta dalla gestione attiva di un fondo comune, permette di scegliere anche tutte quelle realtà quotate che hanno intrapreso un percorso di sostenibilità e che, anche se non sono ancora in possesso di alti rating ESG, hanno ampi margini di miglioramento e di sviluppo o, semplicemente, devono migliorare la comunicazione verso il mercato.

Un approccio meritevole, in particolare, in un Paese come l’Italia in cui il tessuto produttivo è composto in larga parte da piccole e medie imprese che, anche se con un enorme valore intrinseco, hanno la necessità di una spinta in più su questo fronte. Spinta che può essere fornita proprio dalla scelta da parte delle investitori (le SGR nel caso dei fondi comuni) di accompagnare queste società attraverso un percorso di crescita di lungo periodo (completamente diverso da una scelta a fini speculativi).

Quale strumento scegliere?

In definitiva, ETF e fondi comuni sono entrambi strumenti validi per investire i propri risparmi, ma essi rispondo a esigenze differenti.

Ad oggi, anche i fondi comuni sono strumenti che offrono un ottimo grado di diversificazione e accessibilità, in particolare grazie alla diffusione di soluzioni innovative sul panorama Fintech, come il salvadanaio digitale Gimme5, che permettono di abbattere le soglie d’ingresso e i costi di questi strumenti, rendendoli accessibili a tutti, senza obblighi di durata o alcun vincolo.

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