Risparmiare o investire: ecco a quanto rinunci

By redazione Gimme5

Nell’ultimo anno, la pandemia di COVID-19 ha creato una situazione di forte incertezza e per sempre più famiglie italiane, sono aumentate le preoccupazioni verso il futuro. Questo le ha spinte ad aumentare il risparmio, verosimilmente per scopi precauzionali: dal 10% del 2019 è aumentato di 6 punti percentuali (dati CONSOB).

Secondo l’Associazione bancaria italiana (Abi), la liquidità nelle tasche degli italiani nel 2020 ha tocca cifre record, arrivando a raggiungere 1.737 miliardi di euro a dicembre. Una somma pari a un terzo della ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie, assimilabile a circa il valore del PIL (1.787 miliardi a fine 2019). Un dato, inoltre, in costante crescita: a dicembre 2020, i depositi sono aumentati di oltre 162 miliardi di euro rispetto a un anno fa (+10,3% su base annuale).

Emerge quindi che anche chi, a scapito della pandemia, è riuscito a mettere da parte del denaro, ha deciso di lasciare queste somme ferme sul conto corrente per la paura di investire. Ma se lo scopo di questo accantonamento è di difendersi da possibili eventi futuri, in questo modo, i risparmi non sono al sicuro. Abbiamo deciso di spiegarne il motivo attraverso un esempio pratico.

A quanto rinunci se lasci i soldi fermi sul conto corrente?

Vediamo il caso di Marco, un ragazzo nato nel 1990, oggi trentenne.

Già dal suo primo lavoretto durante gli studi, nel lontano 2011, Marco decide di mettere da parte 50€ al mese. Sa che non è una grande somma, ma ha letto in un articolo online che è molto importante iniziare a pensare al proprio futuro fin da subito. Decide, quindi, di aprire un conto corrente che utilizzerà solamente per accumulare i suoi risparmi, convinto che potrà raggiungere ottimi risultati. Il ragazzo è tenace e con il passare del tempo non demorde, continuando a risparmiare 50€ ogni mese.

Superata la pandemia e tutte le difficoltà connesse, Marco sente che è giunto il momento di scoprire finalmente quanto ha accumulato sul suo conto corrente dopo tutti questi anni. La sorpresa è immensa: dopo 10 anni, il ragazzo si trova tra le mani circa 5.000€.

Dopo qualche calcolo, però, si rende conto che avrebbe dovuto trovare un’altra cifra, ben 6.000€. Infatti, in tutti questi anni, il ragazzo ha pagato dei costi legati al conto corrente (88,50€ l’anno, secondo Banca d’Italia), che in 10 anni hanno raggiunto quasi 900€. Inoltre, un’altra forza ha eroso i suoi risparmi nel tempo, senza che lui se ne accorgesse: l’inflazione. Marco decide, quindi, di considerare questi costi e di calcolare il valore reale del suo denaro: dopo 10 anni, per colpa dei costi del conto corrente e dell’inflazione, ammonta a 4.968€, ovvero, ha perso ben 1.032€.

Si chiede quindi cosa sarebbe successo se invece che aprire un conto tradizionale, avesse aperto un conto online, tendenzialmente più economico. Considerando il costo medio annuo di 21,40€ (dati di Banca d’Italia) e l’inflazione nel periodo, esegue nuovamente il suo calcolo. Scopre che dopo 10 anni, il valore del suo denaro sarebbe stato di 5.623€, una somma sicuramente migliore della precedente, ma che nasconde comunque una perdita di valore di 377€. Pensando a quanto ha faticato per guadagnare i suoi soldi, non può proprio sopportarlo.

Quale comportamento avrebbe potuto adottare Marco?

Prendiamo ora in considerazione l’ipotesi in cui Marco non si fosse fermato a leggere solo l’articolo sul risparmio, ma avesse scoperto anche un articolo in cui si parlava dell’importanza dell’investimento come difesa naturale verso l’erosione del valore.

Come si può notare dal grafico, se Marco avesse deciso di investire 50€ al mese per 10 anni, grazie alla forza dell’interesse composto, oggi avrebbe una somma completamente diversa. Considerando anche l’influenza negativa dell’inflazione e i possibili costi legati all’investimento, Marco avrebbe raggiunto un patrimonio di 9.655€.

In altre parole, se non si fosse limitato a lasciare i suoi soldi su un conto corrente online, ma li avesse investiti, oggi avrebbe 4.032€ in più: +72% rispetto al valore del denaro fermo sul conto. Paragonando l’investimento, al denaro fermo sul conto tradizionale, invece, emerge che avrebbe guadagnato 4.687€: +94% rispetto al valore del denaro fermo sul conto.

Dall’esempio risulta evidente il costo-opportunità che si sopporta se ci si limita al solo accantonamento di denaro rispetto all’investimento. È evidente l’importanza di adottare una pianificazione finanziaria improntata sulla costanza di un piccolo gesto: l’investimento di piccole somme con regolarità nel tempo, che senza neanche accorgersene può portare a risultati straordinari. Il tempo, infatti, è il migliore alleato dell’investimento.

Che soluzioni hai a disposizione?

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