I soldi fanno la felicità? La scienza dice sì

Lifestyle | 5 min

28 Mag 2024

By redazione Gimme5

Per secoli, la relazione tra soldi e felicità è stata oggetto di innumerevoli dibattiti.

Ora, un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” sembra fare più chiarezza su quanto i soldi possono effettivamente contribuire alla nostra felicità.

Scopriamo i risultati dello studio e le loro implicazioni.

Tracciare la felicità

La ricerca è stata condotta dai rinomati economisti Daniel Kahneman, vincitore del Premio Nobel per l’Economia, e Matthew Killingsworth, esperto di studi sulla felicità.

Lo studio ha coinvolto 33.000 lavoratori americani utilizzando un metodo innovativo: attraverso un’app per smartphone chiamata “Track Your Happiness“, i partecipanti hanno risposto a domande casuali durante la giornata su come si sentivano in quel momento.

Questo metodo ha permesso di raccogliere oltre 1,7 milioni di dati individuali, offrendo una visione dettagliata e dinamica della relazione tra soldi e felicità.

La linea sottile tra soldi e felicità

I risultati dello studio sono stati sorprendenti e hanno evidenziato alcune dinamiche interessanti:

  1. Correlazione tra soldi e felicità. In linea generale, chi guadagna di più tende ad essere più felice. Questo effetto è attribuito principalmente al senso di controllo che il denaro può fornire sulle proprie vite, in quanto può ridurre l’ansia legata alle difficoltà finanziarie e permettere un accesso maggiore a esperienze e beni che migliorano la qualità della vita;
  2. Eccezioni alla regola. Si è notato che le persone che sono benestanti ma infelici non vedranno aumentare la propria felicità con l’aumento del reddito. Questo suggerisce che, oltre una certa soglia, il denaro non compensa altri fattori di infelicità, come problemi di salute mentale o relazioni personali difficili. In altre parole;
  3. Il punto di vista dei ricercatori. Inizialmente Kahneman sosteneva che la felicità aumentasse con il reddito solo fino a circa 100.000 euro all’anno, mentre Killingsworth credeva che questa soglia non esistesse. Alla fine, la ricerca ha dimostrato che entrambi avevano in parte ragione: l’effetto tetto dei 100.000 euro vale solo per il 15% della popolazione più infelice, mentre per chi registra livelli di felicità medio-buoni l’effetto tetto si annulla. Inoltre, tra i superfelici (il 25% della popolazione), crescite del reddito elevate producono livelli di benessere molto intensi.

Contrariamente a quanto si è pensato per secoli, lo studio suggerisce che per l’85% della popolazione, la ricetta della felicità sono i soldi.

Le altre condizioni della felicità

Il denaro, quindi, non è l’unico fattore che contribuisce alla felicità. Lo studio ha infatti evidenziato che, sebbene il denaro possa migliorare il benessere personale, ci sono altri elementi cruciali che influenzano la felicità:

  • Relazioni sociali. La qualità delle relazioni con familiari, amici e partner ha un impatto significativo sulla felicità e il supporto sociale è fondamentale per il benessere emotivo;
  • Salute. La salute fisica e mentale gioca un ruolo essenziale, perché complicazioni su questa sfera riducono significativamente la qualità della vita, indipendentemente dal reddito;
  • Senso di scopo. Avere un senso di scopo e realizzazione personale è cruciale per la felicità. Questo può derivare dal lavoro, dagli hobby, o da altre attività che danno un senso di contributo e significato alla propria vita.

Considerazioni Finali

Kahneman e Killingsworth suggeriscono che il denaro può favorire una vita più felice, ma non può compensare tutti i problemi.

Il benessere finanziario può certamente migliorare la qualità della vita, riducendo lo stress e aumentando le opportunità. Tuttavia, l’equilibrio tra vari aspetti della vita, come le relazioni sociali, la salute e il senso di scopo, è il segreto per un senso di felicità duraturo.

Lo studio offre un’importante prospettiva su come possiamo migliorare il nostro benessere personale e collettivo: oltre ai soldi, è evidente che dobbiamo considerare una visione olistica del benessere che includa vari aspetti della nostra vita.

 

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