Inflazione record dal 1997: come difendere i risparmi?

By redazione Gimme5

Tra le notizie degli ultimi giorni spicca quella del record toccato dall’inflazione dei Paesi dell’area Ocse che a ottobre ha toccato il +5,2%, valore che non si registrava dal 1997. A settembre l’indice dei prezzi aveva raggiunto il livello del +4,6% mentre a ottobre 2020 era del +1,2%. Lo comunica la stessa Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che raggruppa 37 Paesi tra cui Italia, Germania, Giappone, USA e Australia.

La situazione nell’Eurozona

Spostando la lente d’ingrandimento sull’Eurozona, si attesta come l’inflazione abbia battuto un record anche qui: è salita del +4,9% nel mese di novembre, un balzo rispetto al +4,1% di ottobre e al +3,4% di settembre 2021. Si tratta di un record mai registrato dall’Eurostat da oltre 20 anni, seppur più basso di quello dell’area Ocse e in particolare degli USA, dove l’indice dei prezzi al consumo ha toccato il +6,2% su base annua (era al +5,2% a settembre).

Focus sull’Italia

Spostandoci sul Bel Paese, la situazione non è migliore. Secondo i dati Istat, nel mese di novembre, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha raggiunto il +3,8% su base annua, un livello che non si vedeva dal 2008. Nel mese di ottobre si era registrato un incremento del +3%.

I prodotti più colpiti

Tra le principali cause che hanno spinto l’inflazione dell’intera area Ocse al rialzo, spiccano i prezzi dell’energia che hanno toccato il record da luglio 1980. Questi, sono saliti nel corso del 2021 del +24,2%, più di cinque punti percentuali rispetto al mese di settembre nel quale il rincaro era del +18,9%. A rimanere abbastanza stabili nell’area Ocse sono, invece, i rincari dei generi alimentari che in ottobre, su base annua, toccavano il +4,5%.

Nell’Eurozona, la crescita annua dei prezzi dell’energia è crescita al +27,4% dal +23,7%, mentre i prezzi dei servizi sono cresciuti al +2,7% dal +2,1% del mese di ottobre.

Anche in Italia, i dati Istat testimoniano una situazione in linea. A trainare l’accelerazione è il boom dei beni energetici che hanno registrato un +30,7% (+24,9% a ottobre). Ma a crescere sono anche i prezzi dei beni alimentari lavorati (da +1,0 a +1,7%) e non lavorati (da +0,8% a +1,5%), insieme ai prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2,4% a +3,6%). Ecco che il carrello della spesa, composto dai prezzi dei beni alimentari, per la case e la cura della persona, passa dal +1% al +1,4%.

Le cause principali

Il boom inflattivo non passa di certo inosservato alle istituzioni. Il vicepresidente della BCE (Banca Centrale Europea) Luis de Guindos spiega, però, che sebbene le prospettive sull’andamento dei prezzi non siano del tutto chiare, è certo che i fattori alla base di questo boom non dureranno ma, invece, dovremmo vederli sparire nel corso del prossimo anno.

Le cause di questa crescita inaspettata hanno radici lunghe. Infatti, dopo le ondate di Covid e i lunghi mesi di lockdown, chiusure e immobilità, il mondo si è rimesso in moto ancora più veloce di prima. Le persone, spinte dalla voglia di recuperare i mesi passati in casa, hanno iniziato a consumare superando anche i livelli pre-covid e, quindi, provocando una crisi dell’offerta di gran lunga minore rispetto alla domanda. Sono questi colli di bottiglia che hanno portato a problemi di approvvigionamento delle materie prime e a alla crescita dei costi energetici, i quali hanno raggiunto livelli molto maggiori rispetto a quanto preventivato.

Cos’è l’inflazione, come si misura e quando è ottimale

Se leggendo questa prima parte dell’articolo ti è sorto qualche dubbio sull’inflazione, ecco che facciamo chiarezza.

Con il termine inflazione ci si riferisce a una crescita generalizzata e continuativa dei prezzi nel tempo.

Si tratta di un indicatore di grande importanza, in quanto il livello dei prezzi influenza il potere di acquisto dei cittadini, l’andamento dell’economia e le politiche monetarie delle banche centrali.

In Italia, essa viene misurata dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che crea un paniere di beni e servizi rappresentativo dei consumi delle famiglie, ne monitora l’andamento dei prezzi e determina quindi l’indice dei prezzi al consumo.

L’obiettivo della BCE è quello di mantenere l’inflazione a un livello prossimo ma inferiore al 2%.

I danni sui risparmi

Facciamo un esempio pratico per capire l’effetto dell’inflazione: nel 2010 il prezzo medio di un’utilitaria era di 12.000 euro. Fino al 2020, l’inflazione è rimasta intorno al livello del 2% annuo. Ecco che, anno dopo anno, il prezzo dell’automobile aumenta, arrivando al 2020 a quasi 15.000 euro. Risulta evidente, quindi, che chiunque voglia acquistare l’auto 10 anni dopo, abbiamo bisogno di più denaro. Questo, come anticipato, determina una perdita del potere d’acquisto dei cittadini.

Lo stesso effetto si verifica sul denaro fermo sul conto corrente: sebbene il valore nominale rimanga inalterato, anno dopo anno l’inflazione erodo il valore reale dei risparmi.

Facciamo un secondo esempio per capire l’effetto sui risparmi: supponiamo che Andrea abbia 200.00 euro sul conto corrente e che per 30 anni li decida di lasciarli li, immobili. Per tutto questo periodo l’inflazione si aggira intorno al 2% all’anno. Qual è il valore reale del suo capitale e a quanto ammonta, in termini percentuali, la perdita di valore? Clicca qui per scoprire tutti i dettagli della simulazione.

Come ci si difende dall’inflazione?

Scegliere di lasciare i risparmi in balia dell’inflazione equivale a decidere di perdere denaro. L’effetto corrosivo dell’inflazione è, infatti, qualcosa di certo e incontrollabile.

Tuttavia, si può agire per limitare questo effetto. Come? Con l‘investimento.

Sebbene nessun investimento, indipendentemente dal livello di rischio, possa garantire un certo risultato, esso può difendere il denaro dall’inflazione. Mettendo in moto i risparmi si apre la possibilità, quindi, di guadagnare una somma almeno pari al livello dell’inflazione per azzerarne l’effetto e, auspicabilmente, anche maggiore: negli ultimi 90 anni, il rendimento medio annuo dell’indice S&P500 è stato del 9.8%, con un’inflazione media del 2,7% e un rendimento reale, quindi, del 7,1% all’anno.

Scopri in questa simulazione quanto si può guadagnare dall’investimento.

 

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